Silicon Valley Study Tour

Intervista a Vincenzo Giori, ad Siemens Italia

Interessante intervista a Vincenzo Giori, amministratore delegato di Siemens Italia.Siemens è presente nel nostro network grazie alla partecipazione di Alessando Zago capo del Siemens Technology-to-Business Center centro ricerche dell' azienda presso Berkeley per lo scouting di nuove tecnologie.

Il 10 dicembre 2007 si tiene a Genova nell’ambito del ciclo La Storia nel Futuro®, promosso dalla Facoltà di Ingegneria con Fondazione Ansaldo e Aizoon la conferenza dell’Amministratore Delegato di Siemens Italia ing Vincenzo Giori. Il tema, molto attuale, si riferisce alle metodologie utilizzate dalle grandi multinazionali per affrontare l’ attuale mercato globale, cercando di anticipare i cambiamenti. Questo significa studiare i segnali che giungono dal mercato e dai concorrenti per essere pronti a dare risposte, prodotti e servizi, nel momento giusto, quindi nè troppo in anticipo, e senz’altro non in ritardo.


Ing Giori, ci racconta la sua storia di ingegnere laureato a Genova. Come è iniziata la sua carriera? Ho iniziato la mia carriera nel mondo dell’industria nel 1977, con
un’esperienza di 7 anni presso l’Italsider che mi ha portato ad occuparmi principalmente di automazione di processo. Ripenso in modo estremamente positivo a quel periodo e a quelle attività, in assoluto tra quelli che ricordo con maggiore piacere e soddisfazione. Mi vengono in mente ad esempio le notti trascorse a validare i diversi modelli di laminazione, e quanto riuscivo ad apprezzare e ad apprendere dal lavoro delle maestranze.

Fin quando poi, nel 1986, è stata la volta della prima importante esperienza all’estero, che mi ha visto impegnato per 2 anni negli Stati Uniti presso Westinghouse nel settore del nucleare.


Che importanza hanno avuto le esperienze internazionali nella sua professione? Sulla base della mia esperienza, ritengo che le attività internazionali
rappresentino dei passaggi fondamentali dal punto di vista professionale, essenzialmente per 2 ragioni.

La prima è legata alla possibilità di ampliare e approfondire ulteriormente il proprio bagaglio tecnologico e di conoscenza dei processi, come accaduto durante il mio periodo statunitense cui ho già fatto riferimento.

L’altra notevole opportunità mi è stata offerta dall’esperienza di 5 anni trascorsi nell’headquarter mondiale di Siemens Building Technologies, in Svizzera, che mi ha permesso di mettere pienamente a frutto le caratteristiche tradizionalmente proprie di un manager italiano – quali attitudine all’innovazione e creatività – in un contesto molto strutturato.

In questo caso, inoltre, ho avuto la fortuna - in qualità di membro del Board mondiale della società - di assumere la responsabilità dell’intera area Asia/Pacifico.

Questo mi ha permesso di entrare in contatto diretto con realtà molto disparate, sia a livello di clienti che di organizzazioni Siemens, attive in quella parte del mondo e di arrivare a comprenderne le notevoli differenze rispetto al modello europeo.


Siemens e Genova: non esisteva un rapporto, se non di concorrenza con le imprese Finmeccanica fino quando non avete acquistato Orsi Automazione. Molti a Genova temevano questa acquisizione, pensando che l’azienda sarebbe scomparsa. Invece è diventata una costola del vostro gruppo, con centinaia di addetti. Come spiega la prevenzione ed il risultato opposto raggiunto?
Credo che la prevenzione nei confronti delle multinazionali possa essere legata alla percezione del comportamento di alcune di queste, che scelgono di effettuare delle acquisizioni soprattutto per ampliare le proprie quote di mercato.

Ma questo non è stato e non è l’approccio di Siemens, che invece ritiene fondamentale poter disporre di attività e centri importanti per la catena del valore in punti dislocati vicino ai propri clienti. Proprio rifacendomi alla mia esperienza precedente di responsabile di un intero continente non posso che confermare questo approccio strategico.

Ma la testimonianza più concreta e visibile, soprattutto per chi a Genova vive e lavora, è costituita dalla parabola di Orsi Automazione, società in prima linea nello sviluppo dei software industriali rilevata da Siemens nel 2001 e da allora diventata un centro di eccellenza mondiale per i sistemi MES (Manufacturing Execution Systems).

Dal momento dell’acquisizione fino ai nostri giorni, il centro ha vissuto una crescita costante in competenze e personale, passando da 135 dipendenti agli attuali 266 con un aumento annuo del 13%. Considerando anche i collaboratori esterni, il centro MES di Siemens a Genova coinvolge oggi oltre 500 persone, la metà delle quali impegnate in attività di ricerca e sviluppo.

In questo modo Genova è diventato un polo di riferimento internazionale per le tecnologie MES, un settore profittevole e caratterizzato da una crescita costante, con un tasso annuo del 10% nel mercato mondiale e del 15% in quello italiano. Questo ha favorito l’attrazione di altri importanti investitori esteri, il cui interesse si è concretizzato negli ultimi anni con la nascita di nuove iniziative, a partire dal MES Expertise Center, inaugurato nel marzo scorso con Microsoft.

Un risultato possibile perché Siemens non ha comprato con Orsi quote di mercato, ma competenze, esattamente come aveva fatto in precedenza con il centro di Pisa per lo sviluppo degli iniettori piezo-elettrici per auto, e come ha fatto più recentemente nel 2006 per il sito di Casteggio attivo nel trattamento dei fanghi.

In tutti questi, e in altri casi, l’approccio di Siemens Italia in termini di innovazione ha mirato a favorire lo sviluppo nel nostro Paese di parti importanti della catena del valore, puntando su piccole realtà nazionali con un know-how importante da lanciare su scala interna e valorizzare nel network internazionale.


Che consigli può dare a chi oggi frequenta ingegneria o facoltà scientifiche? Innanzitutto, se me lo consente, farei un piccolo passo indietro: il primo
consiglio lo darei infatti a chi si appresta ad effettuare la scelta del corso di studi universitari e riguarda l’opportunità di orientarsi – laddove ce ne siano le capacità – verso facoltà scientifiche ed in particolare di ingegneria.

Per chi abbia invece già intrapreso la propria carriera universitaria, i suggerimenti - oltre a quello di lavorare con impegno e costanza - sono di mettercela tutta per laurearsi in tempi brevi e di completare gli studi con delle esperienze operative, magari all’estero in ambito aziendale.


Quali sono le tre principali caratteristiche che cercate in un neo laureato per lavorare in Siemens? Le principali caratteristiche per un laureato intenzionato a lavorare in
Siemens sono, oltre alle competenze di base relative alle specifiche attività che sarà chiamato a svolgere, la capacità di apprendimento - la cosiddetta ability to learn – e quella di lavorare in gruppo.


Quanto da la prima esperienza professionale ad un neo laureato se avviene in un grande gruppo multinazionale come il vostro? Ritengo che l’esperienza in multinazionali come Siemens possa offrire
notevoli opportunità di crescita personale e professionale per un neo-laureato.

La prima riguarda la possibilità di sviluppare competenze specifiche nel proprio settore di competenza.

Oltre a poter conoscere know-how di tipo più tecnico e tecnologico, può rivelarsi estremamente importante l’apprendimento di metodologie di lavoro innovative.

Un ulteriore arricchimento è certamente legato alle attività di formazione, da quelle relative alla leadership a quelle riguardanti particolari skill.

Per non parlare della preziosa opportunità di entrare in contatto e interagire con differenti culture.


PM/LaStorianelFuturo2007

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Comment by paolo marenco on November 13, 2007 at 12:18pm
I think that Vincenzo, for young engineers, is a model of how start to work in Italy, than move abroad in US, and go back to Europe reaching top career in Italy again.
About Siemens , the site in Berkeley shows how is important to scout technologies in the Silicon Valley also for european top companies.

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